RIFLESSIONI SULLA PANDEMIA: dai limiti alle risorse

silvia-ravazzolo-terapeuta-RIFLESSIONI-SULLA-PANDEMIA ok

RIFLESSIONI SULLA PANDEMIA: dai limiti alle risorse

Il 2020 si sta rivelando un anno davvero particolare che ci sta mettendo a confronto con una realtà che mai avremmo immaginato e che va nella direzione esattamente opposta a quella cui i ritmi della nostra società ci avevano abituato.
L’abitudine alla velocità, alla programmazione, alle settimane fitte di impegni, la costante fretta che puntualmente ci ritroviamo addosso sono state soppiantate dall’incertezza, dalla sospensione in cui ci ha immerso il lock down.
Le progressive limitazioni al “fare” dei dpcm che si sono susseguiti, poi il lock down, poi ancora le lente concessioni per una ripresa in sicurezza e adesso le nuove restrizioni per la seconda ondata di ritorno non ci permettono di continuare a funzionare in quella stessa velocita.
Questo stato di sospensione creato dal rapido modificarsi della situazione, e con essa di ciò che “si può/non si può fare”, limitano la possibilità di fare progetti, costringendoci a stare in un presente che può risultare stretto e scomodo!
La progressiva riduzione di quella che viene percepita come libertà personale di fare, spostarsi, andare può provocare rabbia … me ne accorgo a livello personale da quanto perdo la pazienza con facilità (e vi assicuro che sono una persona MOLTO paziente!), a livello della mia comunità locale dal sempre maggior numero di liti per le mascherine indossate nel modo scorretto e le distanze non rigidamente osservate nei supermercati o nei negozi, e a livello sociale nelle “insurrezioni” e negli scontri cui abbiamo assistito nei giorni scorsi.

Perché siamo diventati così suscettibili/intolleranti?

Immaginiamo di possedere un baule destinato alla “capacità di accettare e tollerare restrizioni/limitazioni di qualsiasi forma”: nel momento in cui buona parte di questo baule è occupato da questa grande limitazione che stiamo vivendo, rimane molto poco spazio per essere tolleranti su altri fronti. Ecco che nel lavoro siamo meno propensi a sottostare a certe direttive che non condividiamo, nelle relazioni non riusciamo più a tollerare quello che prima riuscivamo a fare, la pazienza è sempre meno, aumenta la tendenza ad aprire tutto ciò che non ci sta bene lì dove fino a poco tempo fa si riusciva ad essere più accomodanti ( … ma questo non è necessariamente un male se si riesce ad essere costruttivi … ).
La situazione che stiamo vivendo può essere vista come il perdurare di una “minaccia invisibile” che agisce su di noi come uno stress prolungato, con la manifestazione di sintomi quali ansia, preoccupazioni costanti, nervosismo, tristezza, depressione, che possono portare con se’ tutta una serie di correlati fisici che contribuiscono ad accentuare il senso di malessere.

Se vogliamo trovare il modo di gestire tutto questo, dobbiamo agire lì dove è possibile, ovvero su noi stessi, scoprendo e coltivando nuove modalità di funzionamento più morbide e flessibili.
Il primo lock down ci ha costretto a fermarci, e questo ci ha insegnato ad apprezzare la lentezza e una dimensione del fare completamente nuova. La fretta ha lasciato spazio al tempo. E allora ci siamo messi ad impastare, ad allenarci, a dedicarci alle piante, a ripulire ed organizzare i nostri spazi, a prenderci cura di noi e della nostra casa.
Dobbiamo continuare a fare tesoro di quanto abbiamo imparato perché è curando e difendendo il nostro benessere psicofisico che arriveremo alla fine di tutto questo pronti per ripartire.
E’ importante anche provare a guardare le cose da una prospettiva diversa: è vero che siamo immersi in un clima di incertezza e limitazioni, ma non possiamo ignorare che stiamo imparando ad organizzarci accettando di avere all’ultimo la certezza degli eventi e di conseguenza stiamo diventando bravi a programmare numerose alternative e piani B. Lì dove possibile la creatività sta dando spazio all’innovazione. La tecnologia si sta rivelando in tutta la sua utilità e funzionalità.

Certo … nulla può rimpiazzare il calore di un abbraccio … ricordiamocelo quando sarà il momento!

L’immagine che personalmente trovo più efficace in questo momento è quella del “galleggiare” in mezzo al mare: è importante avere ben chiaro davanti a noi il nostro obiettivo, la nostra direzione, la “terra ferma”, la nostra “isola felice”. Ma quando il mare è in tempesta continuare a nuotare con tutte le nostre forze per raggiungerla può diventare un inutile e pericoloso dispendio di energie, la cosa più utile è fare il necessario per rimanere a galla e per non perdere di vista il nostro punto di riferimento che rimane a farci da guida. Quando le acque torneranno a calmarsi saremo pronti a riprendere le nostre bracciate diretti alla nostra meta!